Giappone aprile 2018

L’idea di un viaggio in Giappone ci era balenata da molto tempo perché ci incuriosiva esplorare una cultura e una popolazione particolare e diversa da qualsiasi altra, unica anche rispetto al resto del pur affascinante Oriente. L’occasione per esaudire il nostro desiderio si presenta molti mesi prima del viaggio, quando troviamo un volo Alitalia diretto per Tokyo con un ottimo prezzo (poco più di 500 euro): è subito nostro! Seguirà la divertentissima esplorazione del web per trovare come strutturare il viaggio, leggendo racconti, vedendo video e scovando qualcuno che ci possa far da base in Giappone per prenotazioni e per consigli: scegliamo un simpatico ragazzo italiano che abita ad Osaka, Marco Ferrari ( https://www.marcoferrarigiappone.com/) , che ci fa un’ottima impressione e con cui nei successivi mesi collaboriamo per preparare le nostre peregrinazioni giapponesi.

 

2 aprile – E’ il lunedì di Pasqua e la nostra alternativa gita di Pasquetta è Malpensa…finalmente si parte! Io, Bobo, Beppe e Rossana (i soliti 4) con l’acquisto di Monica e Raffaella siamo prontissimi e molto carichi.

3 aprile –  Volo perfetto, cibo accettabile, qualche film, un po’ di pisoli ed eccoci a TOKYO. Controllo passaporti e ritiro bagagli velocissimo per cominciare ad abituarci alla precisione e alla puntualità giapponesi. Conosciamo la simpatica guida Mika, che ci consegna i vouchers degli hotel, i biglietti dei treni e le varie documentazioni, tra cui il JAPAN RAIL PASS (biglietto che vale per tutti i mezzi per 7 giorni al prezzo conveniente di 250 euro). Il treno NARITA EXPRESS  ci porta al centro di Tokyo, tappa al nostro hotel (CITADINES CENTRAL SHINJUKU) nel vivace, modernissimo e supertecnologico omonimo quartiere, pieno di ristoranti e negozi di ogni genere.

E’ una bella giornata di sole e decidiamo di approfittarne subito per un primo assaggio di SAKURA (la fioritura dei ciliegi, adorata dai giapponesi perché è la metafora della natura effimera di tutte le cose) passeggiando per lo SHINJUKU GYON NATIONAL GARDEN: lo spettacolo della natura è notevole, ma ancora più curioso è vedere la folla di giapponesi entusiasti che stendono teli sotto gli alberi per il pic-nic, ammirando i petali che cadono su di loro. Particolarissima l’umanità giapponese, con abbigliamenti sempre stravaganti, calzini colorati originali, molte ragazze sembrano uscite direttamente da un MANGA. Ci fermiamo nel parco per il primo spuntino in tema nipponico a base di ONIGIRI, triangolo di riso ripieno ricoperto di alga.

Prendiamo la metro per raggiungere un’altra zona suggestiva in primavera, la PASSEGGIATA DI CHIDIRIGAFUCHI lungo il fossato attorno al giardino del PALAZZO IMPERIALE: qui ci sono gallerie di ciliegi sull’acqua (purtroppo in fase di riduzione della fioritura) che appena si fa buio vengono illuminati. Perfezione e pulizia anche qui, addirittura c’è una squadra di 30-40 volontari che cerca minimi segni di sporcizia per ripulire (ma come può trovarli, è già tutto più che lindo!).

Torniamo all’animata SHINJUKU e decidiamo di cenare al bel RISTORANTE MO-MO PARADISE a base di SHABU SHABU (come segnala LA PINA nel divertente e utile libro “I LOVE TOKYO”, che consigliamo di leggere): si tratta di una ciotola di brodo tenuto caldo su una piastra al centro del tavolo in cui si fanno cuocere carne di manzo, di maiale, verdura, funghi, tofu, spaghetti di riso e poi si immergono in salsa di soia o di sesamo (buono e molto divertente!). E ora a nanna, brasati ma felici per la bella giornata. Abbiamo resistito senza pisoli fino a sera per non sentire il jet-lag (7 ore) e abbiamo il diritto a un bel sonno ristoratore, non prima di aver provato il water supertecnologico (in Giappone molto diffuso) con seduta riscaldata e spruzzini a varie intensità corredati da una pulsantiera che sembra un videogioco.

4 aprile – Per le 8 siamo già in stazione pronti a salire sul famoso treno SHINKANZEN, velocissimo e puntualissimo al secondo. La folla di lavoratori in giacca, cravatta e camicia bianca (moltissimi con la mascherina) si sposta silenziosamente per le stazioni, precisi ma con il viso un po’ triste; noi li compensiamo, perché siamo un po’ caciaroni e ci piace osservare questo mondo così diverso e troppo regolare per noi che siamo un popolo latino.

A ODAWARA prendiamo il trenino a cremagliera che sale sulle colline verdi tra gli alberi fioriti fino ad HAKONE. Saliamo con la FUNIVIA su una collina vulcanica a 1000 metri a OWADANI, dove ci sono le solfatare fumanti. Qui non possiamo esimerci dal mangiare le uova sode dal guscio nero perché sono state cotte nella lava del vulcano: la leggenda dice che chi le mangia vivrà 7 anni in più di quello che avrebbe dovuto! Si alza un vento forte che porta le nubi e offusca il bel sole della mattinata, cosa che purtroppo non ci permette di vedere il MONTE FUJI quando scendiamo al LAGO ASHI ancora con la funicolare. L’HAKONE FREE PASS, che dà libero accesso a tutti i mezzi della zona, ci consente di attraversare il lago su una grande barca dei corsari decisamente kitch fino a MOTO-HAKONE. Da qui facciamo una passeggiata sul lago fino all’HAKONE JINJA SHINE. Si tratta di un bel santuario scintoista con i tipici TORII rossi, uno dei quali è nell’acqua in riva al lago, con le vasche per la purificazione rituale, le tavolette in legno per le preghiere, le corde e le campane da suonare prima della richiesta alla divinità: oggi questo luogo è suggestivo e poco affollato ed è un piacere visitarlo.

Ci siamo riservati gran parte del pomeriggio per goderci l’ONSEN (cioè l’area termale) del nostro RYOKAN, il RYOGUDEN, uno splendido hotel tradizionale giapponese con grandi vetrate sul lago e le caldissime vasche dell’onsen all’aperto. L’onsen è un luogo di grande relax che i giapponesi amano molto seguito dal riposo sulla terrazza sorseggiando un bel thè. Per i giapponesi l’onsen è un’istituzione culturale paragonabile solo alle terme dell’antica Roma.

La cena tradizionale comprende molte portate dalla presentazione sempre scenografica a base di sashimi, zuppe, verdure decorate, tofu, gamberi, carne e come dolce palline di riso in salsa di fagioli rossi. Anche a cena ci si presenta in kimono e senza scarpe, abbigliamento che è l’unico che si utilizza da quando si entra nel RYOKAN. Di ritorno in camera dopo la cena troviamo sul tatami, al posto del basso tavolino, i FUTON pronti per la notte come vuole la tradizione.

5 aprile – Nei ryokan anche la colazione è tradizionale, molto coreografica e solo salata a base di riso bianco, zuppa, polpettine, verdure, tofu e aringa, accompagnate dal thè: mangiamo tutto, ma non siamo colti da fragoroso entusiasmo.

Lasciamo il ryokan con un taxi, che, come tutti i taxi del Giappone, ha la portiera che si apre automaticamente solo a sinistra (la guida è a destra come in Inghilterra), è pulitissimo e con i sedili decorati con pizzi; l’autista, che non dice una parola di inglese, ha i guanti bianchi e ha un impeccabile rigore.

A ODAWARA prendiamo il TRENO SHINKANSEN mettendoci precisamente in fila indiana nel punto in cui si fermerà la nostra carrozza (segnato per terra), il capotreno all’arrivo del treno esegue un rituale con movimenti delle mani, controlli ripetuti dell’ora e segnali di OK al secondo preciso della partenza (maniacale come quasi tutto in Giappone!). Sul treno regna un silenzio che pare incredibile visto che tutti i posti sono occupati.

Ci fermiamo appena prima di KYOTO a ARASHIYAMA, dove uno stretto sentiero serpeggia attraverso un bosco di alti bambù fino a condurci al TEMPIO TENRYI-JI nel cui bellissimo giardino zen troviamo alberi di ogni genere e con ogni tipo di colore. Qui ci sono alcune MAICHO e assistiamo alla CERIMONIA RITUALE DI PRAPARAZIONE DEL THE’ MACHA, in origine sviluppata come esercizio mentale dei monaci zen e poi elevata a forma d’arte, espressione della bellezza dell’estetica giapponese. Se l’aspetto formale è impeccabile, non si può dire la stessa cosa del gusto, infatti il THE’ MACHA ha un inquietante sapore erbaceo e il dolcino tipico di riso avvolto da una foglia è terribile.

 

Proseguiamo per KAMEOKA, dove abbiamo programmato (con l’aiuto del prezioso Marco Ferrari) di rimanere per 2 notti in una casa ospiti di una famiglia locale o meglio Raffaella e Monica sono a casa della signora FUKIKO, mentre noi Bobi + Beppe e Rossana siamo a casa della signora MEGUMI. Sarà un’esperienza indimenticabile, faremo la conoscenza di persone splendide e molto ospitali e alloggeremo in bellissime case di campagna con giardini ben curati, pavimenti con tatami, porte scorrevoli in legno e letti futon con cuscini imbottiti di riso.

Prima di cena facciamo una bella passeggiata a KAMEOKA, vicino a casa, nel bel mezzo di una distesa di fiori di ciliegio nel pieno della loro fioritura, seguendo il corso di un ruscello, godendoci come i giapponesi il piacere di vedere i petali cadere sulla nostra testa.

La cena è a casa NONOMURA, tutti insieme seduti per terra attorno al tavolo nella loro sala da pranzo con mamma, papà, 3 figli e i 2 nonni. Sono tutti molto ospitali e gentilissimi e mangiamo ottimo SUKIYAKI, carne cotta in pentole poste nel centro del tavolo assieme a verdure (dell’orto del nonno), funghi, zucchero, soia e sakè: è buonissima anche perché questa è una zona dove la carne è particolarmente pregiata e per di più il papà fa il macellaio. Ciascuno prende con le bacchette la proprio parte e intanto conversiamo, confrontando le abitudini e parlando delle nostre famiglie, bevendo birra e sakè. Dopo cena il bimbo ci mostra la sua abilità ad usare la trottola, la bimba giochi di equilibrio con piattini e  ci divertiamo tutti a provare i tradizionali vestiti (KIBUTO, YONOI e KIMONO).

 

6 aprile – Colazione tradizionale salata con riso, verdure, frittatine, squisito salmone e thè verde, poi prendiamo il treno per raggiungere la vicina KYOTO, per più di 1000 anni capitale Giappone fino al 1868 e depositaria della storia della nazione. Iniziamo a visitare il TEMPIO KINKAKU-JI (PADIGLIONE D’ORO) rivestito in lacca dorata, la cui mondana opulenza contrasta con il tempio e i bei giardini zen fioriti. Per la strada numerosi negozietti e banchetti ci permettono di fare assaggini di biscotti, dolci a forma di raviolo, involtini al thè macha, nessuno dei quali è indimenticabile e ci convinciamo sempre più che i dolci giapponesi non sono per niente buoni per il nostro gusto.

Curiosiamo le macchinette distributrici di bibite, onnipresenti ovunque a Tokyo e in tutto il Giappone, che contengono le bibite più strane e improponibili di tutti i gusti, calde e fredde.

La visita al TEMPIO D’ARGENTO (GINKAKU-JI) ci colpisce soprattutto per il giardino zen in cui ogni minimo particolare è studiato e curatissimo anche se sembra casuale, si vedono addirittura i giardinieri che ripuliscono il muschio dalle impurità.

Il fascino di GION non viene offuscato dalle nuvole che stanno arrivando e che porteranno tra poco la pioggia, bellissima la PASSEGGIATA DEL FILOSOFO, strada acciottolata a fianco di un ruscello costeggiato da entrambi i lati da tantissimi alberi di ciliegio, fioriti per la SAKURA. E’ qui che vivono e che a volte si possono scorgere le GEISHE quando si spostano da una casa all’altra.

Dopo la visita al TEMPIO HEYANJINGU e una piccola sosta ad un COMBINI per acquistare ONIGIRI e biscottini al cioccolato per uno spuntino, esploriamo il NISHIKI MARKET facendo qualche simpatico acquisto di calze con dito diviso per le infradito, ombrellini che cambiano colore e fanno comparire fiorellini con la pioggia e maschere per il viso della LULU, che pare siano il massimo.

Cena con SOBA (spaghetti) in brodo con TEMPURA accompagnati da una bella birra giapponese, poi torniamo a KAMEOKA per la notte.

7 aprile – Figli e mamma escono di casa per la cerimonia (con abiti tradizionali gli adulti e in divisa i figli)  di inizio anno scolastico e noi 6 facciamo una colazione ottima a casa della signora FUKIKO a base di yogurt, frutta con le noccioline e caffè. Salutiamo tutti con dispiacere e ci spostiamo  KYOTO, dove alloggeremo all’APA HOTEL in bella posizione vicino alla stazione, carino, ma con stanze piccolissime anche se belle e provviste di ogni comodità (a Kyoto questa è la misura standard delle camere).

Bello, sia come struttura che come posizione panoramica tra i ciliegi fioriti, il SANTUARIO KIYOMIZU-DERA, di colore prevalentemente arancione e attorno al quale gironzolano tante ragazze giapponesi con costumi tradizionali. Una gran quantità di tavolette di legno con le preghiere si trova vicino al tempio e, appena oltrepassato il primo portale, come in tutti i templi e santuari, c’è una fontanella per l’abluzione rituale. Nel parco del KIYOMIZU-DERA si festeggia il SAKURA, famiglie e gruppi di ragazzi sono seduti sotto i ciliegi a mangiare e chiacchierare. Troviamo tanti banchetti per lo street-food giapponese: assaggiamo TAKOYAKI (palline di pastella con polpo e verdure), POLIPO ALLA GRIGLIA, OKONOMYAKI (pancake agrodolci con uova, verza e carne), CIALDE, MOCHI (dolce con farina di riso) e DORAYAKY (altri dolcetti di riso).

Gironzoliamo per le via attorno alla PAGODA YASAKA-JINIA con tanti negozietti, vediamo l’omonimo santuario con curiose palline colorate su cui si raccolgono le preghiere. Qui si svolge uno spettacolo tradizionale con canti ed esibizioni.

Bellissima la parte dedicata agli alimenti del NISHIKI MARKET con pesci, verdure e frutta anche molto strani. Poi tappa ad un negozio di antiche bambole giapponesi.

Al PARCO MARUYAMA troviamo ancora tanti bei fiori colorati.

Non ancora  stanchi di camminare (faremo circa 16 Km nella giornata), prendiamo il treno (sempre compreso nel JAPAN RAIL PASS che abbiamo attivato per 7 giorni) per raggiungere il SANTUARIO FUSHIMI INARI TASHA famoso per il tunnel realizzato con migliaia di torii rossi (i portali della tradizione scintoista) e cominciamo ad ammirarlo prima con la luce e poi con il buio. Comincia purtroppo a piovere e fa freddino, perciò torniamo a Kyoto e ci troviamo con Marco Ferrari, che non abbiamo ancora conosciuto, ma che abbiamo sentito un sacco di volte per l’organizzazione: è un simpaticissimo ragazzo di Reggio Emilia che abita ad Osaka da ben 12 anni e ha sposato una giapponese. Dopo aver chiacchierato ci facciamo accompagnare ad un ristorante di RAMEN (spaghetti in brodo con carne, verdura e uova), è molto buono, ma è curioso e un po’ strano per noi che si mangi tutti in fila al bancone (come in realtà si vede nei film e nei cartoni animati giapponesi).

8 aprile –Levataccia per poter prendere alle 7 il treno e rivedere il SANTUARIO FUSHIMI INARI TAISHA con la luce del mattino e prima che arrivi la folla, in modo che ci dia l’idea di quello che abbiamo visto nel film “Memorie di una geisha” che ha alcune scene ambientate qui.

La STAZIONE DI KYOTO  da cui partiamo è una monumentale opera di vetro e acciaio dell’architetto HARA HIROSCHI, del 1997, con molti piani di negozi e ristoranti. Da qui si ammira la TORRE DI KYOTO, affusolato edificio di 131 metri, di sera illuminata di colore bianco e arancione.

Sosta  a UJI, villaggio famoso per le piantagioni di thè verde e per il TEMPIO BYODO-IN (di architettura HESEN del 1052) che ci impressiona molto favorevolmente perché si specchia in un bel laghetto circondato da molti ciliegi fioriti, ha le fenici che lo decorano e un bel museo ed è tranquillo e rilassato visto che c’è poca gente.

Spuntino con CORROCHE (una specie di crocchetta di patate, cipolle e carne) e poi riprendiamo il treno per NARA, antica capitale del Giappone nel 710 per meno di 100 anni. A NARA sono rimasti (seppur parzialmente ricostruiti) i tesori storici nipponici, tra cui alcuni dei più importanti e famosi templi di tutto il Giappone, soprattutto il TODAI-JI, il buddha di bronzo più grande del mondo e una pagoda di 5 piani. Nel parco di NARA vivono tantissimi cervi (pare 1500), messaggeri divini secondo la dottrina scintoista, che si avvicinano alle persone e cercano cibo.

Ritorniamo in treno a KYOTO e passeggiamo per le vie di GION, dove le strade ricordano ancora l’atmosfera della città vecchia con case di legno e ciliegi ai margini di un ruscello e case da thè, con ingresso sovrastato da 2 lanterne di carta, dove risiedono le poche geishe che ancora esercitano questa professione.  Suggestiva è l’atmosfera notturna con gli alberi di ciliegio illuminati. Per cena scegliamo un bel locale specializzato in TEMPURA, il buon fritto leggero giapponese di pesce, carne e verdure e siamo molto soddisfatti.

9 aprile – Lasciamo KYOTO per raggiungere KANAZAWA, ma per poter essere leggeri negli spostamenti teniamo con noi solo uno zainetto con il necessario per la notte e mandiamo i bagagli più pesanti direttamente all’hotel di Tokyo. Si rivelerà un’ottima idea con un servizio ben organizzato, sicuro e perfetto come ogni cosa in Giappone.

Un treno preciso al secondo, pulitissimo e con passeggeri sempre silenziosi per non disturbare i vicini ci fa attraversare la campagna tra risaie e case rurali con tetti dalle grosse tegole scure lucide. A KANAZAWA piove ma durerà poco e più tardi si sarà addirittura il sole, malgrado non faccia caldo. All’ingresso della stazione supermoderna un occhio al passato si coglie nel grande tori in legno vicino ad una fontana in cui le ore che cambiano sono formate da zampilli.

Lasciati gli zainetti al bellissimo HOTEL MYSTAYS (che ha stanze ampie e attrezzatissime di ogni confort, comprese pigiami, ciabatte, cremine di ogni genere, spazzole, oltre al solito water presente ovunque, riscaldato e con spruzzi e spruzzetti) e si trova vicino alla stazione, usciamo subito per il dedalo di stradine con casette in legno a 2 piani fino al MERCATO COPERTO DEL PESCE DI OMICHO, risalente all’epoca EDO dove troviamo ogni genere di pesce abbondante in ogni bancarella. Pranziamo con sushi freschissimo, preso in una bancarella, su un tavolino predisposto nel mercato e completiamo con spiedini di frutta.

Dopo la visita al CASTELLO, fondato nel 1583, dalla cui rocca si ha una bella visuale delle colline alle spalle della città di KANAZAWA, ci avviamo verso il GIARDINO KENROKU-EN, uno dei più noti del Giappone. Tutto è tenuto in perfetto ordine e curato dai giardinieri in maniera maniacale. Passeggiare per i giardini è rilassante e rigenerante e ci fa vivere lo spirito zen. Ruscelli, ponticelli, piccoli laghi e alberi di ciliegio fioriti ci offrono uno spettacolo unico. Ogni minimo dettaglio è funzionale ad un’esigenza di paesaggio e di prospettiva con rigidi canoni estetici, la mano dell’uomo deve intuirsi, ma deve sembrare quasi invisibile.

Ci dirigiamo verso il QUARTIERE HIGASHI CHAYA con stretti vicoli, case in legno e negozi di artigianato, quartiere di geishe e case da thè, dove qua e là sbucano simpatici gattini (i gatti sono una gran passione per i giapponesi e si trovano moltissimi gadget con tema felino). Visto che il thè macha, che già avevamo assaggiato, ha un gusto di erba tagliata che proprio non ci piace, ci rifocilliamo con un bel caffè.

Passeggiamo per il caratteristico QUARTIERE NAGAMACHI, un tempo abitato prevalentemente dai SAMURAI. Qui troviamo per cena un bel locale caratteristico, una IZAKAYA, una specie di pub giapponese dove in prevalenza gli uomini si trovano per stare qualche ora a chiacchierare, scherzare, fumare, mangiare e bere dopo il lavoro. Mangiamo ottimi e gustosi spiedini (molto simili agli arrosticini abruzzesi) di ogni tipo di carne. Nel ristorante, come in ogni altro del Giappone, si può fumare, mentre per le vie della città NON si può se non in aree isolate, esattamente al contrario della logica e senza un plausibile motivo. Un ennesimo KAMPAI (letteralmente “vuotiamo i bicchieri”) con buona birra alla spina giapponese è il bel corollario della serata (attenzione a non pronunciare CIN CIN che in giapponese risulta un termine sconveniente).

10 aprile – Abbondantissima e in prevalenza salata colazione a buffet in hotel con assaggi di tutto o quasi.

Lasciamo KANAZAWA, cittadina che ci è molto piaciuta, utilizzando il bus, anch’esso puntualissimo, con posti assegnati e maniacale precisione di tutti gli addetti. Il personale è sempre numerosissimo dovunque sia nei mezzi pubblici, sia nei negozi, sia per le strade per manutenzione e pulizia: per forza la disoccupazione è bassissima e pare sia del 3%.

Siamo diretti a SHIRAKAWA-GO, villaggio di montagna patrimonio mondiale dell’UNESCO costituito da antiche case in legno con tetti spioventi in paglia. E’ molto carino, è una bella giornata di sole ed è molto piacevole passeggiare. Visitiamo l’interno di una tipica casa con pavimenti sempre rivestiti con tatami, dove si devono togliere le scarpe all’ingresso e dove si possono vedere stoviglie e attrezzi della casa. Come tutte le case giapponesi è molto spoglia con le pareti costituite da porte scorrevoli in legno e con solo qualche raro armadio a muro, qualche cassettiera e qualche tavolino basso con cuscini.

Riprendiamo il bus fino a TOYAMA e con il treno SHINKANZEN arriviamo velocemente a TOKYO, dove all’HOTEL CITADINES ci attendono i nostri bagagli.

 

TOKYO è una metropoli smisurata (13 milioni di abitanti, 35 milioni sommando i centri satelliti), dove le strade non hanno un nome e cercare un indirizzo può sembrare una vera impresa. Noi abbiamo per fortuna il miglior TOM TOM che ci potrebbe essere, BEPPE, che qui a Tokyo e in tutto il viaggio (come sempre d’altronde) è stato prezioso, avendo studiato in modo meticoloso in stile giapponese ogni percorso e sapendo sempre (anche per motivi genetici) il tragitto corretto.

L’hotel si trova nell’animato quartiere di SHINJUKU, formato da una foresta di grattacieli con insegne lampeggianti, ristoranti e locali di ogni genere tra cui sale di pachinko, taverne, cinema, caffè, club con musica, karaoke. Curiosissime sono le numerose sale di PACHINKO, piene di uomini, in prevalenza in giacca e cravatta (i salary men appena usciti dall’ufficio) seduti davanti a slot da cui cadono palline di metallo che fanno un rumore assordante: non si può resistere in una sala di pachinko più di 5 minuti senza mal di testa!

Ceniamo in una viuzza in un locale tipo taverna popolato solo da locali (difficile stabilire in quale via, infatti l’ultima sera volevamo ripetere la bella esperienza, ma non lo abbiamo trovato) a base di buonissimi spaghetti conditi con verdura, carne e pesce: YAKOSOBA e YAKIUDON, SASHIMI tonno e avocado, seppie e sgombri alla griglia, il tutto squisito e a ottimi prezzi (circa 13 euro compresa una birra grande!).

Facciamo un giretto in una zona dove strette viuzze nascondono mini bar che accolgono al massimo 4 o 5 persone, dietro a piccole porticine: è una zona affollata e molto vivace.

11 aprile – Ci troviamo con la simpatica e brava guida MIKA che parla un ottimo italiano, essendo vissuta per anni in Italia e raggiungiamo in metro il GIARDINO ORIENTALE dell’immenso PARCO IMPERIALE, ricco di verde e di fiori di vari colori.

Riprendiamo la metro, sempre pulita, efficiente e puntuale, che rimane impressa per l’enorme folla e, malgrado ciò, per il silenzio, interrotto da rumorini e musichette che fanno da sottofondo cinguettando senza assordare. Moltissimi giapponesi in metro si appisolano, è qualcosa di comune e di cui non vergognarsi, ha addirittura un nome, INEMURI.

Raggiungiamo l’elegante quartiere GINZA con negozi di lusso (molte sono le firme italiane), raffinate sale da thè, grandi magazzini dove si può comprare di tutto. A pochi passi si trova il tradizionale TEATRO KABUKI-ZA dove recitano solo uomini fortemente truccati.

Attorno al MERCATO DEL PESCE DI TSUKIJI ci fermiamo per pranzo in un ristorantino di sushi consigliato da MIKA, dove mangiamo benissimo: sushi di tonno, gamberetti e gianchetti con zenzero e soia, INARI (tofu fritto con riso e soia, meno buono).

La prossima tappa sarà il tradizionale quartiere di ASAKUSA con stradine lastricate e moltitudini di negozietti che ci conducono al TEMPIO BUDDISTA SENSO-JI sul cui sagrato si trova un bruciatore d’incenso il cui fumo è considerato curativo.

Camminare è sempre bello perché ci si guarda in giro e si apprezza il vero sapore della città. Infatti, lasciata Mika (che ci ha raccontato anche la realtà della vita quotidiana giapponese) e non ancora stanchi arriviamo a SHIBUYA, vivacissimo quartiere di centri commerciali e negozi alla moda dove stride il contrasto tra donne in kimono tradizionale, ragazzine con gambe avvolte da lunghi calzini colorati, gonne con pizzo e cerchietti rosa, ragazze in divisa scolastica e donne e uomini con tailleur da ufficio tutti uguali e sempre eleganti e curati.

Al famoso e fotografato INCROCIO DI SHIBUYA il rosso dei semafori scatta contemporaneamente per tutte le auto e all’istante una fiumana di persone, in ogni direzione, anche diagonale, si riversa sulla strada per raggiungere il marciapiede opposto. Si trova qui la statua di HACHICO, cane celebrità nazionale, perché ha aspettato in questa stazione il padrone ormai deceduto ogni sera per ben 10 anni.

Dopo essere saliti al 45° piano della TORRE DEL MUNICIPIO (TOKYO MATROPOLITAN GOVERNEMENT BUILDING) per godere il panorama di tutta la città (ci si sale gratuitamente!), ci fermiamo per cena in un ristorantino dove gustiamo polpo fritto, asparagi e frittata.

12 aprile – Dopo il tempo variabile di ieri tra sole e nuvole, oggi è una bella giornata di sole, anche se fredda. Prendiamo il treno per l’escursione a KAMAKURA a circa 60 Km da Tokyo. Nel primo tratto metropolitano non muta la folla, ma l’ordine, la disciplina e la compostezza dei giapponesi non rendono la situazione caotica. Arrivati a KAMAKURA, simpatica cittadina sul mare, ci avviamo al TEMPIO KOTOKU-IN, noto per la grande statua bronzea di BUDDHA immersa nella vegetazione.

Bellissima l’ambientazione dell’altro tempio che visitiamo, HASEDERA, posto in un verdeggiante, fiorito e curato giardino. Qui è conservata l’immagine lignea di BODHISATTVA KANNON dalle 11 teste e si trova un tempio dedicato a JIZO con numerose statuette di varie dimensioni. Le preghiere sono originalmente raccolte su gusci di ostrica e ne lasciamo anche una per la nostra famiglia. Una terrazza panoramica si affaccia sul mare sulla BAIA DI SAGAMI e numerosi rapaci volteggiano nel cielo in attesa della merenda: i cartelli ci avevano avvisato della loro voracità, ma ne abbiamo avuto la prova quando un falco ha rubato di mano un onigiri a Raffaella (che paura!). Assaggiamo da un banchetto per le vie di KAMAKURA una curiosissima sfoglia di polipo fresco pressato sul momento. Non sappiamo, come sempre in tutte le città giapponesi, dove buttare la carta che avvolge il polipo, perché non ci sono quasi mai cestini ed è necessario portare la spazzatura in borsa a casa o in hotel: eppure la cultura del pulito e del rispetto della cosa pubblica fa sì che mai si trovi una cartaccia in giro e le strade siamo sempre pulitissime.

Riprendiamo il treno per TOKYO e ci godiamo l’ultima fioritura (il SAKURA sta finendo) al GIARDINO HAMA-RIKYU ONSHI-TEIEN con laghetti, ponti di legno e fiori, dove rilassarsi con lo sfondo dei grattacieli.

Saliamo sulla prima carrozza del futuristico YURIKAMOME, treno sopraelevato senza conducente, da dove si gode lo splendido panorama della baia e del RAINBOW BRIDGE. Arrivati alla moderna ISOLA DI ODAIBA, dopo aver passeggiato sulla spiaggia di sabbia al tramonto, vediamo la ruota panoramica, la copia della Statua della Libertà e la grande palla della FUJI TV. Assaggiamo il MELOPAN (un pane lievemente dolce a forma di tartaruga) e poi ci spostiamo su un’isola vicina a TSUKISHIMA, dove si trovano tantissimi ristoranti che cucinano quasi solo MONJSYSKI (versione locale dell’OKONOMIYAKI), frittatona che contiene un po’ di tutto e che si cucina su una piastra posta su ciascun tavolo: è quella che prepara Marrabbio in “Kiss me Licia”, ma non ci pare un piatto particolare, anche se è divertente cuocerlo al tavolo tutti insieme.

13 aprile – Prendiamo sempre la metro e notiamo come quasi tutti i giapponesi la usino, vista l’efficienza e la pulizia e malgrado l’affollamento, mentre il traffico delle auto è molto ridotto ed è sempre scorrevole senza nessun ingorgo a qualsiasi ora del giorno.

Oggi visitiamo AKIHABARA, il quartiere dell’elettronica, dove si trova di tutto in giganteschi store, ma a prezzi non diversi dai nostri. Questo quartiere è famoso anche per essere il regno degli appassionati di MANGA (fumetti) e ANIME (cartoni animati tratti dai fumetti) che occupano interi edifici dove schiere di ragazzi si esaltano.

Proprio qui prolifera qualcosa di unico e assolutamente surreale: i MEIDO CAFE’, cioè baretti o ristoranti con ragazzine vestite con calzini, gonnelline rosa, cerchietti, orsetti, gattini, che accolgono soprattutto i ragazzotti immersi nel loro mondo di manga e li servono con ossequio, facendosi scattare foto a pagamento: assurdo! Merenda con crepes alla panna, cioccolato e banane (onnipresente nei banchetti in città). Altra curiosità, non solo di questo quartiere, sono i caffè in cui si paga un biglietto per accarezzare gatti o gufi mentre si sorseggia una bibita o un caffè: sembra incredibile, ma questi locali hanno molto successo.

Il pranzo veloce si svolge in un SUSHI BAR, dove ci viene servito al bancone ottimo sushi preparato al momento accompagnato da thè.

Torniamo in metro a GION, dove ci dedichiamo allo shopping. Cena con shabu shabu (in un locale meno carino del primo) e passeggiata per le pazze e affollatissime vie di SHINJUKU.

14 aprile – Taxi e treno NARITA EXPRESS ci conducono all’aeroporto, dove le procedure sono celeri grazie al gran numero di personale e alla dedizione al lavoro degli addetti. Troviamo l’occasione di spendere gli ultimi yen, scoprendo che i negozi hanno prezzi buoni (contrariamente ad altri aeroporti) e dal nostro puntuale volo Alitalia salutiamo il Giappone.

 

Quello che ci ha più colpito del Giappone è l’estrema diversità culturale e sociale rispetto all’Occidente e il contrasto tra la tradizione e la modernità. Sobrietà, gentilezza, ordine, precisione, riservatezza sono le caratteristiche del popolo giapponese più evidenti, che nascondono un individualismo e una morale molto semplice che porta a costruire bene ciò che sta attorno all’uomo. L’immagine del giardino zen, fonte di tranquillità e serenità, contrasta con la modernità e la frenesia lavorativa per accrescere l’economia. Pur deludendo dal punto di vista architettonico, il Giappone e i giapponesi meritano sicuramente un viaggio, perché solo vivendo anche per poche settimane si può cercare di capirlo.

Il nostro viaggio è stato decisamente soddisfacente, il sestetto molto ben amalgamato e con la stessa visione di come gestire il viaggio. Un grazie particolare a Bobo per le ricerche su come strutturare il viaggio, a Beppe per il perfetto orientamento, a Marco Ferrari per la supervisione e anche a noi 4 donne che siamo state il motore del gruppo.

Viaggi (diari di viaggio)

Informazioni su bobiworld

Baba, medico nella vita con la passione dei viaggi, Bobo, medico nella vita con passione dei viaggi e della fotografia.. insieme bobi... vi presentiamo il nostro modo di esplorare il mondo con idee, impressioni, appunti di viaggio e consigli utili il tutto corredato dalle immagini scattate in giro per il mondo. Ci accompagna in questo "viaggio" nostra figlia Giada che metterà a disposizione di tutti i ragazzi le sue impressioni ed il suo punto di vista... buon divertimento!!

Precedente Capodanno a Valencia, dicembre 2017

2 commenti su “Giappone aprile 2018

  1. Vera il said:

    Bel racconto! Posso sapere quanto vi è costato il viaggio, così organizzato?

  2. bobiworld il said:

    grazie per la visita ed il commento.. diciamo circa 2700 comprensivo di tutto tranne regali e shopping

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